Estate sotto sorveglianza

04 agosto 2026

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Gentile lettrice, gentile lettore, 

Nel nostro Global Outlook 2026, abbiamo consigliato ai lettori di prepararsi a sorprese, sia positive che nega tive. Gli ultimi anni hanno dimostrato che, anche in un contesto macro e geopolitico complesso, i mercati possono offrire upside inattesi. Rimaniamo convinti che gli investitori debbano concentrarsi sui fonda mentali, mantenere disciplina ed evitare reazioni emotive ai titoli di cronaca. Il primo semestre del 2026 ne ha fornito ulteriore prova. In questa edizione estiva, esaminiamo tre sorprese principali e le loro implica zioni per gli investitori per il resto dell’anno. 

IL PETROLIO TROVA SEMPRE LA SUA STRADA 

Lo stallo nello Stretto di Hormuz a marzo ha inne scato il più grande picco del prezzo del petrolio degli ultimi decenni, con molti che prevedevano prezzi superiori a 150 dollari al barile. Tuttavia, non appena è stata annunciata una fragile tregua a giugno, i prezzi del petrolio sono crollati, passando dal panic buying al panic selling. La realtà è più sfumata. Il petrolio continua ad essere trasportato: alcune navi sono uscite dallo Stretto “oscurandosi” o percorrendo rotte vicino all’Oman. È stata utilizzata capacità aggiun tiva tramite oleodotti come Yanbu (Arabia Saudita) e Fujairah (EAU). L’aumento dell’offerta dagli Emirati Arabi Uniti, dopo la loro uscita dall’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), e la disponibilità dell’Iraq a esportare di più contribuiranno probabil mente a ridurre il deficit. Sul fronte della domanda, la significativa contrazione della domanda in Cina, sostenuta da ampie riserve e da una chiara strategia di riduzione dalla dipendenza dai combustibili fossili, fa sì che le dinamiche di domanda/offerta non siano così drammatiche come temuto. In sintesi: il petrolio non ha smesso di fluire e continua a trovare nuove rotte. Come evidenziato nella nostra edizione di marzo, le infrastrutture di oleodotti stanno diventando un asset geopolitico decisivo, riducendo la dipendenza da colli di bottiglia come lo Stretto di Hormuz. 

IL DILEMMA DELLE BANCHE CENTRALI 

L’impennata dei prezzi dell’energia ha posto una sfida per le banche centrali. Un rialzo dei tassi può control lare l’impatto del petrolio sui prezzi? Probabilmente no. Una banca centrale può guadagnare credibilità alzando i tassi per garantire la stabilità dei prezzi? Certamente, ma ciò crea un dilemma. La Banca Centrale Europea (BCE) ha scelto di alzare una sola volta, la nostra opinione è che non siano necessarie ulteriori azioni, anche se la stabilità dei prezzi rimane il suo unico mandato. Per la Federal Reserve (Fed), la situazione è diversa. Il dato sull’inflazione di giugno ha portato sollievo, poiché gli effetti secondari dei prezzi del petrolio sono finora stati limitati: tutti i 67 econo misti intervistati da Bloomberg si aspettavano un’infla zione più alta, ma sono stati smentiti. Di conseguenza, Kevin Warsh può mantenere un tono hawkish, sotto lineando “tolleranza zero” verso l’inflazione elevata, senza dover alzare i tassi. Da notare che le aspetta tive di inflazione a un anno sono scese sotto il 2% per la prima volta durante il Trump 2.0. Mentre i mercati si aspettano uno o due rialzi quest’anno, riteniamo che la Fed rimarrà ferma, e la soglia per ulteriori strette rimane elevata. 

L’ORO HA PERSO IL SUO SPLENDORE? 

Forse la sorpresa meno gradita di quest’anno è stata la brusca inversione dei prezzi dell’oro, scesi da un massimo di 5.500 dollari a 4.000 dollari all’inizio di luglio. L’oro ha perso il proprio appeal di diversifica zione? La nostra risposta è no. La crisi in Medio Oriente ha spinto alcune banche centrali a vendere oro per ricostituire riserve in dollari e sostenere le proprie valute: Turchia e Russia hanno venduto rispettiva mente 81 e 34 tonnellate. Tuttavia, sta emergendo una nuova ondata di acquisti. Sebbene i flussi verso gli ETF sull’oro occidentali siano stati negativi nel primo semestre (-7,7 miliardi di dollari), i flussi degli ETF asia tici sono stati sostenuti (+12 miliardi di dollari). Sebbene la Banca Popolare Cinese abbia ridotto gli acquisti di oro nel 2025 con l’aumento dei prezzi, quest’anno ha ripreso gli acquisti, giugno è stato il mese più forte degli ultimi venti. Stimiamo che la Cina sia sulla buona strada per acquistare oltre 100 tonnellate quest’anno, triplicando i numeri dello scorso anno. Questa domanda rinnovata dovrebbe fornire un sostegno significativo al mercato, poiché la Cina appare sempre più sensibile al prezzo nella diversificazione delle proprie riserve. 

Vi auguro una lettura arricchente e una piacevole pausa estiva, ricordando che quest’estate resta sotto stretta osservazione.

 

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Monthly House View, 01.08.2026. - Excerpt of the Editorial

04 agosto 2026

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