Dobbiamo temere un’impennata del prezzo del petrolio?

 

 

02 novembre 2023

petrolio | prezzo | Ucraina | guerra | Hamas | Israele

Monthly House View - Novembre 2023 - Cliccando qui

Mentre prosegue il conflitto in Ucraina, gli attacchi di Hamas in Israele del 7 ottobre, a 50 anni dall’ inizio della guerra dello Yom Kippur, hanno colto di sorpresa il governo israeliano. In un mondo sempre più diviso, questa nuova guerra ha seppellito definitivamente gli accordi di Oslo, firmati 30 anni fa, che avrebbero dovuto assicurare una nuova era di pace tra Israele e Palestina. 

Inoltre, l’attacco è giunto nel giorno del compleanno di Vladimir Putin, che vorrà presumibilmente sfruttare il conflitto per far sentire la sua voce nell’arena geopolitica. Rafforzando il fronte occidentale, questa guerra accelera in realtà la polarizzazione e mette in secondo piano l’attenzione della comunità internazionale sull’Ucraina.

Questo nuovo conflitto mette potenzialmente in pericolo gli Accordi di Abramo, proprio quando Israele ed Arabia Saudita erano in procinto di firmare un trattato di pace che avrebbe posto le basi di una nuova organizzazione in Medio Oriente. D’altra parte, per gli americani è sempre stato difficile gestire più conflitti esterni contemporaneamente. In vista delle presidenziali statunitensi in programma il prossimo anno, si osserva un difficile quadro parlamentare, con la storica destituzione del presidente repubblicano della Camera dei Rappresentanti Kevin McCarthy. Sebbene sul breve termine sia stato evitato uno shutdown, gli aiuti all’Ucraina sono tecnicamente sospesi. Oltre ai 43,9 miliardi di dollari già concessi dall’inizio del conflitto (pari al 4% del bilancio per la difesa), secondo la Casa Bianca sarebbero ancora necessari 60 miliardi di dollari per sostenere il Paese. L’ultimo sondaggio disponibile mostra che gli americani sono sempre più divisi sugli aiuti all’Ucraina. 

Il dissenso è particolarmente diffuso tra gli elettori repubblicani, oltre il 60% dei quali non approva le spese già sostenute dallo scoppio del conflitto. In questo contesto, riteniamo che la priorità sarà ora data ad Israele. 
Quale sarà l’impatto sul mercato? Da una prospettiva storica, in presenza di tensioni geopolitiche, gli investitori tendono a privilegiare beni rifugio come l’oro, lo yen, il franco svizzero ed i titoli di Stato con i rating più elevati. Nei primi giorni dopo l’attacco molti investimenti sono infatti confluiti verso l’oro. Di norma, le guerre in Medio Oriente generano volatilità e turbolenze sui prezzi energetici, poiché la regione non è solo un importante esportatore di energia ma anche una rotta di navigazione cruciale, basti pensare allo Stretto di Hormuz. Il mercato dovrebbe continuare a concentrarsi sul rischio energetico: con l’inverno alle porte, i prezzi di petrolio e gas potrebbero restare sotto pressione e volatili. Se Israele dovesse entrare in uno scontro diretto con l’Iran si potrebbero materializzare i rischi per la crescita globale, con il barile di petrolio che oltrepasserebbe di molto i 100 dollari. Il nostro scenario non è un‘ estensione della guerra di questo tipo.

Per approfondire le nostre analisi, vi invito a leggere il presente numero, che esamina in particolare le ripercussioni della crisi sui prezzi del petrolio e la minore dipendenza dall’oro nero della nostra economia.

Important information

Monthly House View, 20/10/2023 - Excerpt of the Editorial

02 novembre 2023

Leggete anche

Nessun atterraggio in vista?

L’anno del Drago di legno

Presidenziali USA: il punto nevralgico del 2024?