Un posizionamento strategico per tempi incerti

25 marzo 2022

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Il conflitto in Ucraina, di cui è impossibile prevedere la durata, i rischi di estensione e gli scenari di risoluzione, fa da sfondo all’attuale cambio di regime dei mercati, il cui contenuto macroeconomico è riassunto dal termine “stagflazione1”. L’inflazione più elevata e i maggiori rischi di stagnazione sono i due poli, i due lati della stessa medaglia, che il conflitto contribuisce ad accelerare.

Nelle ultime settimane, i mercati sono passati rapidamente dalla classica avversione al rischio, caratterizzata da un brusco calo delle azioni e da una significativa performance dei safe haven - molto simile alle correzioni passate alimentate da timori recessivi - a fasi più paragonabili a quelle di inizio anno, con rotazione delle azioni, volatilità e un aumento dei tassi a lungo termine.

In tempi incerti, c’è una forte tentazione di aggrapparsi agli schemi del passato. I paragoni con gli shock petroliferi del 1973, 1979 e 1990 abbondano, ma molti elementi dimostrano che il mondo, nel frattempo, è cambiato. Tuttavia, varie lezioni restano valide. In primo luogo, l’idea che l’aumento dei prezzi dell’energia porti quasi sempre a un rallentamento della crescita. In secondo luogo, che le banche centrali siano prese tra due fuochi, tra il rischio di un rallentamento e l’aumento dell’inflazione.

In questo contesto volatile e mutevole, gli investitori sono costretti ad adottare una posizione complessa, che implica probabilmente la capacità di guardare oltre il conflitto, per valutarne gli effetti in termini di crescita, inflazione, politica monetaria ed evoluzione dei risultati aziendali.

A questo proposito, non c’è dubbio che lo shock economico colpirà soprattutto l’Europa, la cui crescita registra una flessione più marcata rispetto agli Stati Uniti ed è più esposta al rischio di carenze di energia. L’altra ragione per essere più cauti sull’Europa è che gli stipendi stanno crescendo ad un ritmo più lento dell’inflazione e ciò si tradurrà logicamente in minori consumi.

Questa situazione si riflette nella correzione delle azioni europee, che di fatto incorpora un rallentamento della ripresa economica dell’area euro e dubbi sulla crescita degli utili.

Sarebbe tuttavia illusorio pensare che l’economia statunitense rimarrà immune all’attuale shock se l’aumento dei prezzi dell’energia dovesse persistere. Anche in questo caso il giudice sarà la Federal Reserve, che dovrà dare prova di flessibilità di fronte ad un’eventuale contrazione dei consumi statunitensi. Alcuni segnali d’allarme sono già visibili, come i recenti indici di fiducia dei consumatori, anche se la forza dell’occupazione, degli stipendi e degli investimenti suggerisce che l’economia statunitense conserverà la propria dinamica di crescita. Un quadro, quest’ultimo, che rende la Fed fiduciosa sulla capacità dell’economia statunitense e dei mercati finanziari di sopportare la normalizzazione monetaria.

1- Si parla di stagflazione quando un’economia sperimenta simultaneamente un aumento dell’inflazione e una stagnazione della produzione economica.

 

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Monthly House View, pubblicato il 22/03/2022 - Estratto dall'Editoriale

25 marzo 2022

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