Tensioni globali, nuovi colori: Focus LATAM
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Gentile lettrice, gentile lettore,
“Non avrei mai pensato di vedere così tanti anni di produttività davvero elevata”, ha commentato Jerome Powell, presidente uscente della Federal Reserve (Fed), dopo quasi nove anni alla guida dell’istituzione. In effetti, la produttività statunitense sta crescendo ad un ritmo del 2% negli ultimi anni, il doppio rispetto agli anni 2010. È prematuro attribuire questa performance all’intelligenza artificiale (IA): ChatGPT è stato presentato al mondo solo nel novembre 2022 e l’adozione diffusa di agenti IA nelle aziende ha subito un’accelerazione solo molto recentemente. Sebbene l’impatto dell’IA sulle statistiche di produttività possa richiedere diversi anni per materializzarsi, i mercati finanziari hanno già anticipato questa evoluzione.
Finora, l’effetto macroeconomico più visibile del boom dell’IA si è manifestato negli investimenti aziendali. Cosa sta dunque guidando questa notevole crescita della produttività americana? Oltre all’eccezionale adattabilità dimostrata dagli Stati Uniti, la risposta è relativamente semplice: deriva in parte dall’indipendenza energetica. La rivoluzione dello shale oil e del gas degli anni 2010, basata sulla fratturazione idraulica, ha trasformato il Paese. Da uno dei maggiori acquirenti mondiali di petrolio e gas, gli Stati Uniti sono diventati uno dei principali esportatori.
Oggi, il gas naturale statunitense è economico e rappresenta la principale fonte di elettricità negli USA, coprendo circa il 41% della produzione nazionale nel 2025 secondo la Amministrazione di Informazione Energetica degli Stati Uniti (EIA). L’elettricità, pilastro di tutti i settori economici, è mediamente due volte più economica per gli americani rispetto agli europei e un terzo meno costosa rispetto ai consumatori giapponesi. Questa abbondanza e il basso costo consentono a lavoratori e macchinari di operare a pieno regime, senza grandi preoccupazioni per il consumo energetico.
La sfida, tuttavia, sta nel fatto che i combustibili fossili rappresentano le energie del passato. Gli analisti prevedono un raddoppio delle esigenze energetiche legate all’IA negli Stati Uniti nei prossimi due anni, una tendenza già integrata dal mercato, come dimostra il balzo delle quotazioni delle società specializzate in energie a basso contenuto di carbonio, in particolare le rinnovabili. Il grande vantaggio di queste società risiede nel loro eccezionalmente basso costo livellato dell’elettricità (LCOE), che conferisce loro un significativo vantaggio competitivo. La recente mega-fusione tra NextEra e Dominion illustra questa dinamica: due terzi dei ricavi di NextEra provengono già dalle energie rinnovabili (eolico e solare). Con questa acquisizione, la società americana, già il maggiore produttore mondiale di elettricità da eolico e solare, amplia il proprio portafoglio, in particolare nel nucleare.
Il governo cinese, nel frattempo, ha adottato un approccio radicalmente diverso rispetto a quello americano. Mentre i combustibili fossili, soprattutto il carbone, rappresentavano oltre l’80% del mix elettrico cinese fino al 2010, si prevede che scenderanno sotto il 60% entro il 2026, un livello paragonabile a quello degli Stati Uniti. La Cina è oggi il principale produttore mondiale di pannelli solari, il più grande mercato eolico e il principale investitore nelle reti elettriche e nello stoccaggio. La sua ambizione non si limita a dominare la produzione: la Cina sta rapidamente consolidando la propria posizione lungo l’intera catena del valore delle energie rinnovabili. Non sta solo accelerando la transizione energetica: sta dettando il ritmo al mondo!
I catalizzatori dietro l’accelerazione della transizione energetica sono in gran parte legati all’ascesa dell’IA e alla ricerca dell’autonomia strategica, intensificata dall’instabilità geopolitica. Sebbene l’impatto dell’IA non sia ancora direttamente riflesso nella produttività statunitense, domina comunque l’attenzione degli investitori nei mercati azionari, relegando le preoccupazioni geopolitiche in secondo piano. Così, anche se i tassi d’interesse raggiungono livelli mai visti da decenni, mettendo pressione su Kevin Warsh (il nuovo presidente della Fed, in carica da metà maggio), l’IA emerge ora come un motore più potente della geopolitica e una chiara fonte di guadagni di produttività.
In questa edizione, abbiamo leggermente rivisto il nostro scenario macroeconomico, che rimane resiliente nonostante un aggiustamento al rialzo delle previsioni di inflazione. Evidenziamo inoltre le reazioni contrastanti dei mercati, caratterizzate da una decorrelazione tra classi di attivi e regioni geografiche. Un focus speciale sarà dedicato all’America Latina e all’attrattiva degli investimenti nel debito dei mercati emergenti in un momento in cui la diversificazione è fondamentale.
L’intera redazione si unisce a me nel augurarle una piacevole lettura!
Monthly House View, 01.06.2026. - Excerpt of the Editorial
01 giugno 2026
